Train To Roots è la prima band a usare i Sardex

La reggae band nata a Sassari nel 2004, conosciuta ormai in tutto il mondo, si è iscritta al Circuito. Abbiamo intervistato Bujumannu e Rootsman I, i due vocalist del gruppo musicale che ha lanciato quest’anno il quinto album, “Home”.

Quando chiedi ai Train To Roots che cos’è per loro la musica, i loro occhi prima brillano, poi sorridono.

Per noi la musica è un modo di prendere la vita perché ci regala libertà, spensieratezza, la possibilità di diffondere bei messaggi, di dare alternative alle cose negative che pervadono il quotidiano, è la nostra passione, il motivo per cui passiamo le nostre giornate.

Inizia così l’intervista a Bujumannu e Rootsman I, i due vocalist della band che più da un decennio calca palchi internazionali senza dimenticare le radici sarde. Non è un caso che il loro ultimo lavoro discografico sia “Home”, casa. Si tratta del 5° album, uscito quest’anno e prodotto dall’etichetta indipendente INRI. Un disco che è un ritorno all’autoproduzione e che «rappresenta perfettamente il nostro modo di intendere il reggae».

Abbiamo realizzato l’intervista nella pineta di Serramanna, a un paio di chilometri dalla sede di Sardex, durante un breve momento di pausa dal tour estivo che li ha già portati in Spagna, Austria, Svizzera, Ungheria, Polonia e naturalmente la Sardegna. «Non potevamo non far parte del Circuito», spiegano, «non solo perché vivendo qui abbiamo visto questo progetto nascere e crescere. Con la nostra musica rappresentiamo la nostra terra in tutto il mondo e crediamo che far parte della rete sardex sia un’altra maniera per poter far qualcosa affinché la vita nell’isola sia migliore per tutti».

Il paragone con “Home” è immediato. Il disco e l’adesione al Circuito rappresentano ugualmente una sorta di ritorno alle origini, alle comunità, alla fiducia, ma aperto alle collaborazioni con altri artisti e attori internazionali. «Suoniamo tanto all’estero ma una cosa meravigliosa è successa in Sardegna di recente, quando abbiamo fatto ballare quarantamila persone a Torregrande in occasione del festival Ichnusa. Per noi tutto questo è un sogno, l’emozione quando si calpesta un palco c’è sempre ed è curioso come all’estero, anche se non capiscono la lingua, cantino le nostre canzoni». Significa che arrivi al cuore delle persone, che quello che stai facendo sta andando in una direzione apprezzata da un ampio pubblico.

Dal 2004 al 2016 il mercato discografico è cambiato ma «in Italia il lavoro del musicista continua a non essere considerato un mestiere, quindi ci ritagliamo altre attività a parte per mandare avanti le nostre famiglie. Da quando abbiamo iniziato a suonare si è evoluto soprattutto il panorama musicale e i live. Noi ci siamo resi conto che ai concerti ci divertiamo e vogliamo far divertire tanto da arrivare al punto che i fan non ci chiedono neanche il bis perché li abbiamo sfiniti!»

C’è un altro motivo per cui la band ha aderito al Circuito: «I Train To Roots sono anche un’associazione, per questo mettiamo a disposizione una vasta gamma di servizi: agli aderenti offriamo i nostri concerti, ma anche spettacoli, eventi, produzioni, spot per le aziende, corsi per imparare a suonare uno strumento. Da parte nostra contiamo di coprire molte spese, speriamo quindi di riuscire a noleggiare, viaggiare, dormire e mangiare in crediti, preservando così gli euro».

 

INSERITO IN:

Tag:

I commenti sono chiusi.