«Musica sulle Bocche 2017, innovativo e sostenibile come Sardex»

Enzo Favata, iscritto da anni al Circuito con l’associazione Jana Project, è pronto ad accogliere sponsor in crediti per la nuova edizione del Festival. Appuntamento col jazz d’autore a Santa Teresa di Gallura dal 31 agosto al 3 settembre.

Il mare che stempera l’azzurro di una giornata di fine estate con i colori caldi del tramonto. La sabbia fresca che diventa seduta morbida e setosa per migliaia di persone. La musica che accarezza orecchie come conchiglie e chiama la notte. È uno degli scenari onirici del Festival Musica sulle Bocche, diciassette anni compiuti tutti in terra sarda, e vissuti tra arte, musica e paesaggio, dalle Bocche di Bonifacio a Santa Teresa di Gallura.

Anche quest’anno, sarà proprio l’ultimo tratto di costa a Nord della nostra orma sul Mediterraneo ad ospitare, dal 31 agosto al 3 settembre, un programma straordinario e votato alla sperimentazione e a scelte artistiche internazionali.

Una perla nel panorama degli eventi culturali e dei concerti dell’isola che ha collezionato frotte di testimoni e narratori del suo successo intergenerazionale. Potresti fartelo raccontare da chi, ogni anno, quelle incursioni jazz al tramonto sulla Valle della Luna non se le perderebbe per nulla al mondo, o da uno qualsiasi degli artisti da ogni angolo del mondo che in queste diciassette edizioni hanno calcato i palchi naturali del Festival. Giapponesi, messicani, italiani, polacchi. Decani del sax, della chitarra, delle percussioni. Gente che la musica non la fa, la inventa. E che anche quest’anno ha scelto la Sardegna e il Festival per partecipare a qualcosa di unico, di speciale. Persino le rocce granitiche di Cala Grande, sfiorate dalle migliaia di persone che raggiungono a piedi e in mezzo alla natura i luoghi dei concerti, conservano nella loro materia silenziosa la testimonianza di un incontro d’anime con la natura e la musica. Ci sono storie d’amicizia e di condivisione che attraversano il Festival. Sono i luoghi e i tempi giusti per farlo. E il pubblico non è un disegno ordinato di sedie occupate. È un apparato complesso di sensi pronto a recepire cose nuove, a viverle davvero.

Se invece a raccontarti Musica sulle Bocche è Enzo Favata, metti gli occhiali narrativi di chi il Festival l’ha voluto, visto nascere e cullato per quasi vent’anni tra le increspature di spartiti internazionali e le familiari onde del mare. Sedici dischi all’attivo, 40 anni di carriera e decine di collaborazioni con altrettanti musicisti e artisti da tutto il mondo. Sassofonista e compositore alla ricerca continua di nuovi ingredienti e mescolanze. La Sardegna nelle sue parole è dovunque, è pietra portante delle sue scelte di artista. E infatti il Festival non poteva che essere nato come un tutt’uno con l’isola: «Sono innamorato della mia terra. Quando torno sull’isola vedo una luce, un profumo differenti. E di cose straordinarie in giro per il mondo ne vedo. Sono stato in Giappone, in Nord America, in Svezia, in Cina. La musica e l’arte sono profondamente legate alla curiosità. Viaggiare è necessario, senza curiosità non c’è conoscenza. Se sei un artista è tuo compito essere portatore sano di novità. Ecco, io ho sempre cercato di portare qualcosa di mai visto in contesti a me familiari. Per questo è nato Musica sulle Bocche».

L’innovazione – già cifra distintiva del primo Favata – quando i giornalisti non riuscivano a collocare le sue miscele artistiche nel panorama musicale – è tratto fondante della kermesse: «Fin dall’anteprima del 17 agosto a La Maddalena, il pubblico potrà assistere a un tripudio di sonorità acustiche ed elettroniche e richiami a geografie differenti. Porterò sul palco del Teatro dei Colmi Marcello Peghin alle chitarre, Salvatore Maiore al contrabbasso e Trilok Gurtu, il percussionista indiano più famoso al mondo. Ed è solo l’inizio. Il programma di questa XVII edizione è continua sperimentazione ed integrazione di culture».

Ma il progetto musicale nato sulle Bocche “un happening dove il pubblico è obbligato a scoprire ed è lì per questo” non è solo un concentrato straordinario della cultura jazz più innovativa. È anche e soprattutto un incontro privilegiato con il territorio e il paesaggio, mediato dall’arte. Non stupisce quindi che la cura per l’ecologia del concerto non poteva che essere, di edizione in edizione, sempre più consapevole: «Il nostro è un format totalmente green. Utilizziamo solo carta ecologica, ricicliamo tutto il possibile, limitiamo al massimo i consumi energetici. Dopo pochissimo tempo dalla chiusura di ogni concerto, le pedane spariscono, tutto viene pulito e ordinato, le spiagge e i luoghi del Festival vengono restituiti al loro stato originario. Non diciamo semplicemente al nostro pubblico “rispettate l’ambiente”. È qualcosa di più. Gli facciamo vivere un’esperienza straordinaria a contatto con la natura, in armonia con il paesaggio. È come se sussurrassimo “guarda, questa meraviglia che vedi stasera è casa tua, e sarà così anche domani e tutti i giorni dell’anno, prenditene cura”. Questo è uno dei messaggi che il Festival vuole consegnare ai cittadini. Qualche settimana fa abbiamo assistito ad una levata di scudi per la scatoletta di tonno lasciata sulla spiaggia. Giusto. Ma dopo qualche giorno la Sardegna bruciava per mano dei sardi. Cominciamo da noi stessi».

Sostenibilità, innovazione, supporto al territorio. Sembra di parlare di Sardex. E il legame con il Circuito, per il sassofonista sardo, non è soltanto una suggestione: «Di Sardex ho sentito parlare per la prima volta durante un telegiornale. Ho visto dei ragazzi che presentavano quella che sembrava un’utopia e mi sono segnato il nome di uno di loro. Era il 2010, il Circuito era appena nato. Mi piaceva l’idea, era quella di tradizione in transizione. Ho aderito al network con la mia associazione Jana Project, che ancora oggi produce e organizza Musica sulle Bocche. E sono nate alcune collaborazioni con il Circuito. La cultura che ha sensibilità nell’innovazione ha bisogno di Sardex. La cultura, l’arte, non sono estranee all’economia, sono parte integrante del tessuto economico. Non dimentichiamoci che gli eventi culturali sono un volano incredibile per il turismo, sono economia reale, portano ricchezza. Ma la cultura è un diritto, va sostenuta. Se un evento non è dietro casa e voglio portarci la mia famiglia, se è composta da quattro persone e devo considerare biglietti, benzina e una cena frugale, non usciranno dal mio portafoglio meno di 200 euro. Chi può permetterselo? Questo deve necessariamente cambiare. La cultura è di tutti e deve essere sostenibile per le tasche di qualunque cittadino».

La Sardegna di Favata è schietta, pragmatica, fatta di sardità, ma mai di sarditudine. Le condizioni per rilanciare l’economia ci sono, e fare rete rimane una delle soluzioni più favorevoli: «Anche il Circuito è un’opportunità reale per supportare la cultura. Pensiamo alle sponsorizzazioni. Musica sulle Bocche ad esempio offre una visibilità incredibile alle imprese che sponsorizzano l’evento: lo scorso anno la pagina Facebook ufficiale del Festival ha attirato utenti per un milione di visualizzazione dall’isola e dall’estero. Una cifra che offre una promozione sconfinata. E le imprese sarde possono diventare partner in crediti e in euro, sposando un concept unico nell’isola che abbraccia arte, musica, paesaggio e sostenibilità. Un’opportunità di collaborazione da 2mila spettatori a concerto, in location da sogno. Merito di uno staff che cura da anni ogni dettaglio del Festival, da Enedina Sanna alle decine di collaboratori di Jana Project. Senza contare i partner istituzionali e gli attori del territorio che sostengono il progetto».

Dieci anni fa il Festival rischiava un pubblico con i capelli bianchi. Oggi ha l’età di tanti dei suoi spettatori. Questione di format – rincalza Favata – bisogna essere innovatori, dare una chiave diversa di lettura delle cose. Un melting pot di età e gusti musicali che è tratto somatico del Festival ma diventa anche manifesto programmatico per la Sardegna e il mondo: «La mescolanza che integra, nella musica, nella cultura, nella società, è il futuro. Il melting pot, salverà il mondo».

 

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